Perché “Masterchef” non serve al tuo Ristorante

Anche tu preso dalla voglia di diventare uno chef superstar per fare soldi con il tuo locale? Scopri perché Masterchef non serve al tuo ristorante e perché è importante che tu stia alla larga da chef superstar, se vuoi far crescere in maniera sostenibile il tuo ristorante.

 

Esatto, lo ridico e non prendermi per pazzo. I programmi televisivi non sono la chiave di svolta per il tuo ristorante. Concedimi qualche riga e ti dimostrerò perché Masterchef non serve al tuo ristorante.

Dici che ho esagerato con il titolo di questo articolo?

Può darsi, ma ogni tanto ho bisogno di dare un calcio sugli stinchi, per via di quello che vedo in giro.

Il mestiere del consulente o del formatore, almeno per come lo intendo io, non è solo quello di venderti un corso o una consulenza.

Molto sinceramente, per fare il consulente o il formatore “non serve” rompere le scatole a mezzo mondo sul cercare di scardinare convinzioni o atteggiamenti su un determinato argomento.

Potrei starmene nel mio ufficio in Versilia e sfruttare la mia rete di contatti e campare di rendita.

E non lo dico per “farmene un vanto”, quanto per dimostrarti una volta di più che potrei raccogliere quello che ho seminato in 30 di carriera in questo settore.

In altri termini, potrei non romperti le scatole con il mio faccione e la mia barba su Facebook, con le mie comunicazioni sul gruppo facebook RistoBusiness, con il mio blog su cui erogo costantemente e ogni giorno contenuti gratuiti per te ed i ristoratori come te.

Ma ad un certo punto della mia vita ho deciso di fare una scelta di campo. Una scelta che mi porta ad attaccare determinate convinzioni e fornire la soluzione vincente che ho studiato, applicato, migliorato, affinato, nel corso di tanti anni in giro per il mondo.

Per questo, mi sento in dovere spesso di “prendere le difese” di ristoratori come te e di espormi su determinati argomenti.

Il motivo di tutto ciò è che spesso nel pieno dell‘operatività della gestione di un ristorante, si rischia di perdere il focus di attenzione su noi stessi e sul nostro vero ruolo all‘interno di questa società.

E si commettono degli errori, come capita a tutte quelle persone che ogni giorno rifiutano di fare il compitino e prendersi lo stipendio, ma piuttosto lottano contro mari e monti per creare qualcosa che resti magari anche oltre la propria vita e che possa dare quelle soddisfazioni meritate che chi “fa il compitino” si scorda.

Per questo ogni tanto vivo la necessità di fare un post su Facebook “un po’ forte” o un titolo di un articolo di blog come questo che stai leggendo adesso.

Ma “perché Masterchef non serve al tuo ristorante” non è solo un modo per fare un titolo esagerato.

E te lo dimostro adesso.

Non è lo chef superstar che metterà a posto il tuo ristorante

 

L‘obiettivo di questo articolo è rispondere a qualche domanda che spesso esce fuori anche in consulenza o durante le pause ai miei corsi.

Se vivi in questo mondo, avrai sicuramente notato l‘esasperata spettacolarizzazione mediatica della cucina in televisione negli ultimi anni.

Prima le persone si mangiavano merda pastellata con lardo di toro, mantecate al sugo di cavalletta, mentre invece oggi è un sbucare come funghi di finti esperti di ristorazione che “lamentano il sugo leggermente dolciastro”.

Ecco, se anche tu come ristoratore hai a che fare con clienti del genere, è perché la necessaria semplificazione televisiva, di un processo complesso come la preparazione di un piatto, da la falsa percezione che “la cucina sia per tutti”.

Per lo stesso motivo, si è data l‘impressione che la ristorazione “fosse solo cucina”.

Vedi, non è questo il luogo per fare un trattato di psicologia, ma la televisione sfrutta la leva psicologica del

“se è in televisione vuol dire che è bravo, se è bravo è famoso, se è famoso ha il ristorante pieno, se ha il ristorante pieno fa i soldi”

Ovviamente non vale solo per i ristoranti, ma ovviamente noi facciamo riferimento alla ristorazione perché questo è il nostro settore.

Il problema è che questi automatismi spesso non sono veri.

È pieno di esperienze di chef superstar o di ristoratori che vogliono partecipare a programmi televisivi di cucina, per uscirne con la convinzione che “wow adesso sono famoso adesso il mio ristorante sarà pieno”.

Un programma televisivo è un format.

E ogni elemento di quel programma, deve rispettare categoricamente quel “copione”.

Intendiamoci, non sto dicendo che i programmi televisivi di cucina siano finti o che siano il male assoluto della ristorazione.

E tra l‘altro non sto neanche dicendo che una eventuale partecipazione ad un talent o ad un programma non possa essere utile.

Può essere utile solo e soltanto se si inserisce all‘interno di una strategia di crescita del ristorante, e soprattutto se si inserisce su una base solida di ristorante.

Mi spiego meglio.

Se la partecipazione ad un programma televisivo mi può aiutare a creare un flusso maggiore di clienti che vuole venire nel mio ristorante, se sono convinto che il branzino all’acqua pazza mi costa 3, e invece mi costa 5, secondo te, strategicamente parlando, ho fatto bene o male a partecipare ad un programma televisivo?

La risposta dovresti essertela data da solo…

Ecco perché Masterchef non serve al tuo ristorante.

Il caso di Jamie Oliver: come far fallire una catena di ristorazione, pur con milioni di euro da spendere

 

Una notizia che fece il giro d‘Europa a suo tempo, visto il coinvolgimento di una “star” della televisione.

Parliamo del maggio del 2019, in cui fece il giro la notizia del fatto che l‘impero di Jamie Oliver finì in amministrazione controllata.

Una catena di ristoranti basati sulla dieta mediterranea, distribuita su tutto il Regno Unito, con 25 ristoranti ed oltre 1000 collaboratori impiegati.

Famoso per le sue partecipazioni televisive e per gli innumerevoli libri pubblicati, Jamie Oliver deve la sua fama proprio all‘hype creato dalla sua sovraesposizione mediatica.

Un hype che però, in ristorazione, nel lungo periodo, non funziona.

O per meglio dire, non funziona per la gestione corretta di un‘azienda, com‘è un ristorante.

E bada bene, non è “un problema di soldi”.

Jamie Oliver (come potrai cercare più approfonditamente in giro su Google) a un certo punto, vedendo che i conti non tornavano, si è preso la briga di mettere in questo progetto altri 15 milioni di euro per dare liquidità.

Che siano stati suoi o che li abbia fatti mettere a suo nome, poco importa a te che stai leggendo questo articolo.

Infatti, il concetto che possiamo estrarre e possiamo imparare da questa vicenda è che anche se hai una quantità enorme di soldi da inserire nella tua azienda, se questi soldi li usi “male”, o li metti per risolvere in quello che tu reputi un problema, quando invece il problema è un altro, rischi di fare il botto lo stesso.

Per questo cerco sempre di infondere “fiducia” nei ristoratori con cui entro in contatto che mi dicono “Eh vabeh Emiliano, ma per fare questa cosa ci vogliono un sacco di soldi che non ho”.

Perché se è vero che avere soldi da investire sul mercato o su un‘azienda può fare la differenza, se però non ragioni da imprenditore della ristorazione, e non parti da una base concreta come i numeri dell‘azienda in funzione del format e del modello di business che hai, rischi di fare casino anche se avessi una quantità di soldi infinita.

Capito perché Masterchef non serve al tuo ristorante?

A questo punto la domanda a cui devi risponderti è una

 

 

Vuoi essere famoso, o fare soldi?

 

Detta in altri termini, più brutale: utilizzi la tua azienda per alimentare il tuo ego per compensare “qualche mancanza”, o sei abbastanza “maturo” da mettere l‘ego da parte e cominciare a fare soldi sul serio?

Certo, se uno riuscisse a fare soldi ed essere famoso, per qualcuno sarebbe il top.

Ma tra le due, se sei in fase di startup o di espansione del tuo ristorante o della tua “al momento piccola” catena di ristoranti, investi in maniera precisa e metodica sulla creazione di processi e di controlli intermedi così da liberare il tuo tempo che dovrai utilizzare nella crescita e nell‘espansione della tua azienda.

Crea un metodo aziendale, inserisci un cruscotto di controllo giornaliero che ti dica GIORNO PER GIORNO i risultati del tuo ristorante. “Sfrutta” il tuo cuoco, facendogli mettere nero su bianco le procedure di preparazione delle ricette, così da non dover essere dipendente dal tuo cuoco.

Analizza il mercato, investi in formazione, studia i numeri. Vedi dove ha senso tagliare perché gli incassi non giustificano i costi e spingi dove fai marginalità.

In poche parole, esci dal legame con il prodotto e pensa in business.

Se sei costretto a vendere a prezzi stracciati “perché la gente non spende come una volta”, hai ragione. I clienti di una volta non esistono e ad oggi probabilmente sono morti e non ci sono più.

Studia il mercato, studia i concorrenti, studia un nuovo format basato su quello stesso prodotto, valuta una nuova experience.

Insomma, prendi in mano il timone della tua azienda ed elevati ad imprenditore.

Tutto quello di cui parleremo alla seconda edizione di RistoBusiness i prossimi 24-25-26 marzo 2020.

Prendi subito il tuo posto e ascolta le testimonianze dei ristoratori che hanno già partecipato e hanno già utilizzato RistoBusiness, il metodo professionale nella ristorazione.

Per questo, ti aspetto il 24, 25 e 26 marzo 2020 alla Seconda Edizione di RistoBusiness all’Una Hotel di Lido di Camaiore.

Clicca sul bottone qui sotto e prendi subito il tuo posto.

Facciamo i numeri,

Emiliano.

Ci vediamo qui.

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