I giganti del Delivery sono davvero i nemici del tuo locale?

Ci sono delle domande da porsi e delle cose da sapere prima di affidarsi ciecamente al Food Delivery.

I giganti del Delivery sono davvero i nemici del tuo locale?

Ristoratore, ma questo benedetto Food Delivery è utile o no? Possiamo dire che è tuo amico? Oppure è più amico del gatto e della volpe di cui ti ho parlato nel blog precedente?

In linea di massima, ristoratore, si può affermare di sì. Può esserti amico.

Ma c’è un dipende Ristoratori, c’è un DIPENDE grosso come una casa.

Te lo dico subito, così senza preavviso, anticipandoti il finale.

Ci sono da premettere molte cose prima di affidarsi al Food Delivery: in primis, qual è il tuo modello di business? Ristoratore, non si prendono decisioni “ad minchiam”.

Ci sono delle domande che devi farti:

  • Per prima cosa devi conoscere te stesso: perché non tutti possono fare Delivery e, a meno che tu non abbia una dark kitchen, devi applicarlo in base alle caratteristiche del tuo ristorante, ai suoi numeri, e alle sue potenzialità commerciali.
  • Poi devi considerare un altro aspetto tutt’altro che secondario: ti trovi in una grande città o nella periferia più scalcagnata d’Italia? Perché è inutile affidarsi ai grandi nomi del delivery se la tua attività si trova in una zona “difficile da coprire”.

Rivolgiti piuttosto al “Micro delivery”: funziona alla stessa maniera, ma si tratta spesso di start-up locali che coprono più che volentieri le lacune territoriali dei grandi brand internazionali delle consegne a domicilio.

Ma il punto che tende a fregare sempre il ristoratore è questo: non si fa uso del Food Delivery senza una strategia di vendita ben focalizzata, senza un modello di business strutturato anche nella parte che riguarda i costi delle vendite.

Quanto ti costa la tua strategia? Perché ogni cliente, prima che si addenti le tue portate, ha un costo. Ed è il costo che devi considerare per farlo mettere a sedere sulle tue poltroncine. Il famoso costo della mia strategia di cui parlo.

Ma facciamo degli esempi.

Hai una tua App di Delivery? Si Ristoratore, è possibile avere una propria App di Delivery. Anzi, è facilissimo, basta pagare un programmatore. Consideriamo sempre che una App è solamente la versione agevolata per lo smartphone del tuo sito web.

Bene, se ce l’hai, parliamo di strategia: utilizza i grandi brand del Food Delivery per farti conoscere e poi portare i clienti SULLA TUA APP.

Questa è una strategia.

Esempio: ogni volta che fai una consegna con Deliveroo, per esempio, dentro mettici un flayer e prova a comunicare col cliente: “alla prossima consegna CON NOI (e non con Deliveroo), avrai uno sconto del tot.%… così ti fidelizzi il cliente no?

Questa è una strategia.

Vuoi farti conoscere con una vetrina virtuale per poi, con la giusta comunicazione, portate gente al tuo ristorante?

Ecco, questa è una strategia per il quale può valere la pena lavorare con il Food Delivery.

Devi pensare il Food Delivery come se fosse un motore di ricerca per le strutture alberghiere, come Booking per esempio.

La verità è una sola: non ti piazzerai mai su Google prima di lui. Non puoi vincere e non puoi combatterlo. E allora USALO. Se è il caso.

Comincia col Delivery quindi, e poi piano piano porta i clienti sulla tua App o al tuo ristorante, liberandoti gradualmente dei costi del Delivery.

Dovete sempre chiedervi: perché voglio affidarmi al Delivery?

Poi non tutti i ristoranti sono fatti per il Delivery: se il tuo modello di business non è strutturato e aumentano solo i costi senza fare numeri

Beh lo sai bene Ristoratore: si finisce presto con tutti i libri contabili in tribunale.

Ma quindi, funzionano questi Food Delivery o no?

Si, ma DIPENDE dalla tua strategia, e soprattutto dal fatto che ne hai una. Altrimenti lascia perdere.

Ma poi io lo so che tanto sei interessato solo ai numeri (BRAVO!).

E allora, pazienta un attimo che arrivano.

Food Delivery, ma quanto mi costi?

Lo scorso anno, con i locali costretti alla prima chiusura causa pandemia, tantissimi ristoratori sono sbarcati su piattaforme come Deliveroo, Glovo, Uber Eats, Just Eat, ecc…

Per la maggior parte dei ristoranti è infatti impensabile avere un proprio sistema di logistica e gestire i rider direttamente.

Il punto dolente indicato dalla maggior parte dei ristoratori riguarda i costi.

Si parte da quelli di attivazione, che sembrano variare da una piattaforma all’altra, e la media sembra assestarsi intorno ai 200 euro.

Ma veniamo veramente alla parte “più discussa”: la commissione.

Deliveroo in particolare ha reso noto che tiene conto di criteri di valutazione come la tipologia della cucina rispetto all’offerta esistente, il valore dello scontrino medio, la scelta di lavorare in esclusiva.

Le commissioni applicate da Glovo per il servizio di consegna, invece, si aggirano in media intorno al 30% e solitamente non superano la soglia del 35.

UberEats chiede il 14% per il solo servizio di vetrina e il 30% per la consegna, forbice simile su Just Eatdal 14 al 29%.

Ma eccoti i costi del food delivery, a detta dei ristoratori italiani.

Si, purtroppo sono dati ufficiosi, perché in base a delle indagini svolte da autorevoli testate giornalistiche come “Il Fatto Quotidiano” o come “Gambero Rosso”, emerge una certa reticenza da parte delle compagnie di Delivery a comunicare i propri dati…

Comunque, eccoti i numeri:

Cosaporto:

Commissione:  25-28%
Costo di attivazione: nessuno

Deliveroo:

Commissione: 30-35%
Costo di attivazione: 400 (contratto stipulato a novembre 2019) – 599 (a marzo 2020)

Foodys (ex Moovenda):

Commissione 30-35%
Costo di attivazione: gratuito costo per alcuni, 300 euro per altri

Glovo:

Commissione: 25-35%
Costo di attivazione: 150 euro

Just eat:

Commissione: circa 30%
Costo di attivazione: 299 euro

Uber eats:

Commissione: 28-30%
Costo di attivazione: nessun costo per alcuni, 300 euro per altri

E allora? Il delivery è amico della ristorazione o è un organismo parassita che succhia il sangue ai poveri ristoratori?

È utile sottolineare un punto: diciamoci la verità, il Delivery durante i lockdown è stato essenziale e ha salvato il culo a più di un ristoratore.

Perché il ritorno di affidarsi al Food Delivery non si misura solo in termini economici: ma anche in quelli di relazione col cliente. E cioè:

  1. Durante i lockdown non siete spariti da tutti i radar della vostra clientela.
  2. Se il cliente non va al ristorante, il ristorante va dal cliente. Questa regola spicciola di buon senso imprenditoriale è applicabile anche grazie al Delivery.
  3. Se il cliente non può (o non vuole) uscire di casa, e allo stesso tempo non gli va di cucinare, voi siete sempre lì, una possibilità concreta grazie (anche) al delivery.

Il Food Delivery è stato spesso indispensabile per mantenere i contatti con i propri clienti, tenere accesi i motori (anche se non al massimo come avremmo tutti voluto) e ha dato una grossa mano anche nella gestione del magazzino: perché chiudere di botto un locale vuol dire spesso buttare cibo e quindi tanti soldi.

Pensi che questa sia una moda nata dalle necessità della pandemia? Io dico che il trend del food delivery è molto forte e c’è da scommetterci che durerà a lungo anche quando questo maledetto covid19 ci avrà definitivamente abbandonato.

E oggi?

La pandemia, come tutte le grosse crisi che ci hanno colpito nel corso della storia, ha la capacità di accelerare tutti quei fenomeni che sarebbero avvenuti comunque, solo che ci avrebbero messo più tempo:

l’abbandono dei posti di lavoro nella ristorazione, la crisi economica e sociale, i locali già moribondi o dal piano di business strampalato che hanno chiuso definitivamente i battenti, ecc…

Tutte le grosse crisi accelerano le tendenze. Le tossicità che già esistono, vengono accese come micce dalle crisi (economiche, sociali o sanitarie che siano). E queste micce si consumano molto più velocemente.

Per questo ti dico che la tendenza del “restaurant entertainment”sarà il futuro. Ma non tutti dovete e potete fare delivery.

Con una strategia sì, è un’opportunità.

Altrimenti si buttano via solo tanti, tantissimi soldi.

* Tutti i numeri di questo blog sono tratti da recenti indagini giornalistiche de “Il Fatto Quotidiano” e “Gambero Rosso”.

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  3. Se invece hai già compiuto tutti questi step, ti consiglio caldamente di iscriverti al Clan dei Ristoratori, la prima e unica membership di formazione dedicata agli imprenditori in ristorazione.

Facciamo i numeri.

Emiliano

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