Come Aprire un Ristorante: la guida semplice e definitiva

COME APRIRE UN RISTORANTE

Ho deciso di raccogliere in una guida semplice da leggere e definitiva i 4 STEP su COME APRIRE UN RISTORANTE.

 

Questo è tutto quello che dovresti leggere e assimilare prima di aprire, rinnovare o prendere in gestione un ristorante, un bar o un food truck se davvero hai intenzione di rendere profittevole la tua azienda e non chiudere i battenti dopo 3 anni (come la maggior parte delle nuove attività in ristorazione).

 

IL PRIMO STEP: l’idea

 

Quando ti chiedi come aprire un nuovo ristorante, stai scoperchiando il Vaso di Pandora.

Ma proprio perché è un argomento importante e sul quale ho sentito troppe cazzate nel corso degli anni.

Mi voglio rivolgere sia a quelli che vogliono gettarsi in ristorazione per la prima volta, sia a quelli che ci lavorano già da anni. A quelli che hanno intenzione di entrare in questo settore, a quelli che hanno rilevato un ristorante già ben avviato o a chi ne ha ricevuto uno in eredita, uno dove i tuoi genitori ci facevano soldi a palate, mentre ora che non si fa più nero come prima, fatica a stare a galla.

Anche se ci sono dei particolari che sono specifici di ogni singola categoria, il processo che porta all’apertura di un ristorante è sempre composto da 4 passi fondamentali.

 

Oggi ti voglio parlare del primo e più fondamentale di tutti: L’IDEA.

 

 

LE FONDAMENTA PER APRIRE UN NUOVO RISTORANTE: L’IDEA

 

È troppo facili farsi abbagliare dai numeri delle aperture annuali dei ristoranti, o dai brillantini delle grandi riviste o siti di gastronomia e informazione generalista.

E fidati, si parla sempre delle grandi città ma i soldi in Italia si fanno anche in provincia, anzi forse ancora di più, vista la minore concorrenza.

 

Ma andiamo al sodo.

Quando parliamo di un nuovo ristorante, parliamo di un nuovo business.

 

Un business per definizione è un’azienda che si sviluppa negli anni aumentando gli utili, molto diversa dalle ditte individuali che popolano ancora il nostro Paese.

 

Un business per essere tale deve avere anche queste 3 CARATTERISTICHE:

 

  • PROFITTEVOLE
  • REPLICABILE
  • ESPORTABILE

 

E questi punti sono validi anche se non hai intenzione di replicarlo e ti va bene il tuo unico ristorante.

Che sia nuovo fiammante o che dopo anni il tuo ristorante abbia subito un rallentamento fisiologico, L’IDEA è sempre il punto di partenza.

 

NON BASARE L’IDEA SULLE TUE PASSIONI

Prima di tutto l’idea di business deve essere spersonalizzata.

Non è che se ti piace il vino apri un’enoteca.

O se sai cucinare bene il branzino apri un ristorante di pesce.

 

NO.

 

E questo forse è già il passo più difficile. In questo settore serve passione, qualità del prodotto e fantasia, ma quando ragioni sul business questi vengono molto dopo altri fattori.

Diciamo che do per scontato che tu abbia già queste caratteristiche.

 

 

CONOSCERE IL MERCATO

 

Non devi seguire le mode culinarie, quelle passano come le creste alla mohicana, ma devi conoscere le tendenze culinarie del momento. Non basarti su quello che ti circonda quotidianamente, cosi facendo chiudi i tuoi orizzonti e non potrai fare altro che copiare quello che fa il leader di mercato del tuo settore, che in questo caso è anche il tuo competitor.

 

Devi informarti, leggere, studiare e soprattutto viaggiare.

Sì, mi hai sentito bene.

 

Non sto dicendo che devi andare 15 giorni alle Maldive a grattarti. Devi andare all’estero nei luoghi dove il mercato della ristorazione viaggia più veloce che in Italia.

Vai a New York, Berlino, Pechino, Parigi.

 

Viaggia, prendi appunti, assaggia piatti, chiedi informazioni ai ristoratori del luogo.

Tornerai qui con la testa piena di idee innovative, te lo assicuro.

Dopo che hai collezionato idee, devi confrontarle con quello che ti circonda, cioè…

 

I MODELLI RISTORATIVI

 

Ci sono cinque modelli:

 

  • FAST FOOD: ricavo medio da 5 a 10 euro
  • FAST CASUAL: ricavo medio da 8 ai 25 euro
  • CASUAL DINING: ricavo medio 20 ai 45 euro
  • POLISHED CASUAL: ricavo medio da 30 e 55 euro
  • FINE DINING: ricavo medio oltre 55 euro

 

Sono categorie basate sul ricavo medio, ma il vero problema, se vuoi aprire un nuovo ristorante, è che in Italia per motivi storici la maggior parte dei ristoranti sono piazzati nella fascia casual dining, quella che io chiamo ALL YOU CAN CLOSE.

 

Il mercato è cambiato, si è polarizzato verso le estremità.

Se vuoi aprire un ristorante o cambiare un’attività già avviata, ricordati di non piazzarti in quella fascia, ma sul fast casual o polished dining.

 

Una volta che avrai elaborato la tua idea di business e l’avrai analizzata attraverso questi filtri, se questa resiste, allora dovrai passare al secondo passo che vedremo settimana prossima, nella seconda parte dell’articolo.

 

 

DUE DRITTE PER CHI ACQUISTA UN RISTORANTE GIÀ AVVIATO

 

Se ti trovi in questa situazione, devi seguire le stesse indicazioni ma con alcuni dettagli in più da non trascurare.

Se acquisti un’attività che va bene, ma che il proprietario ha deciso di vendere, devi chiederti come riuscire a cambiare gestione senza perdere clienti.

 

Per esempio, se il ristorante che va bene è basato sullo chef o sulla personalità del ristoratore, stanne alla larga. Non potrai mai replicare la stessa cosa.

Se invece vuoi comprare un’attività e il bilancio è da fame, ma il vecchio titolare ti dice che lui “i soldi li fa lo stesso”, non fidarti del sentito dire o della sua parola.

 

Devi assolutamente fare una due diligence, cioè vivere 2/3 settimane insieme a lui nel locale e lui deve renderti partecipe di tutto, senza eccezioni.

Se non accetta, scappa. E poi non dirmi che non ti ho avvertito.

 

“INSOMMA, MA ALLA FINE COME FACCIO I SOLDI CON IL MIO NUOVO RISTORANTE?”

 

Se davvero sei interessato a far diventare la tua attività artigianale un business che ti permetta di non rimanere murato vivo nel tuo locale e vuoi dormire bene senza aver paura di una visita della finanza, devi cambiare mentalità e avere gli strumenti tecnici per cominciare questo percorso.

 

IL SECONDO STEP: il piano di fattibilità

 

Dopo aver affrontato il primo, l’idea, oggi ti voglio parlare del secondo step, quello che porta la tua idea a confrontarsi con la realtà: IL PIANO DI FATTIBILITÀ

 

 

FARE I CONTI CON LA REALTÀ CHE TI CIRCONDA: IL PIANO DI FATTIBILITÀ

 

Come fai a capire se questa idea merita di essere messa sul mercato? E come andrà proposta sul territorio?

La risposta a questa domanda è solo una, l’analisi di fattibilità.

Una seria analisi fatta con dati e numeri, di cui dovrai occuparti tu da solo o accompagnato da un professionista.

Questa analisi è indispensabile sia che l’idea sia ex novo, sia che tu stia affrontando una ristrutturazione del modello di business di un ristorante già avviato.

Devi pensare a dove vuoi andare con la tua azienda e se le tue previsioni hanno un riscontro con i numeri o meno.

Per stilare un serio Piano di Fattibilità è necessario suddividerlo in 3 aree fondamentali:

 

TRE AREE FONDAMENTALI DI ANALISI

  • TERRITORIO
  • CONCORRENZA
  • ANALISI DI FATTIBILITÀ VERA E PROPRIA

 

Andiamole ora a esaminare nel dettaglio.

 

 

CONOSCI IL TUO TERRITORIO

 

L’analisi del territorio o geomarketing è quello studio da effettuare per capire le pieghe del mercato del territorio dove già sei o in quello dove vuoi posizionarti come location.

 

Quello che devi chiederti è se un determinato territorio risponde a determinate caratteristiche funzionali alla tua idea di business e alla tua location.

Per rispondere nella maniera corretta, fissati bene in testa queste domande:

 

  • L’ETÀ DEL TUO BACINO D’UTENZA
  • LA FACILITÀ O MENO NEL RAGGIUNGERE LA LOCATION
  • I COLLEGAMENTI URBANI O EXTRAURBANI CON LA TUA LOCATION
  • LA TIPOLOGIA DI ZONA URBANA (es. Turistica, Industriale…)
  • TIPOLOGIA DI BACINO D’UTENZA (es. Alto spendente, Universitario…)

 

Questi dati esistono e puoi trovarli presso la Camera di Commercio, la FIPE, all’Associazione degli Albergatori.

Fidati, se questi dati li vuoi, li trovi.

Devi capire quali sono le opportunità presenti sul territorio e le eventuali criticità.

 

CHI SONO I TUOI CONCORRENTI?

 

A questo punto, per capire bene come aprire un ristorante, devi partire ad analizzare la concorrenza sul tuo territorio.

Devi capire alcune cose, tra cui:

 

  • Che tipo di clientela
  • Che affluenza hanno in alcune fasce orarie chiave divise per giorni della settimana
  • Il numero di coperti a pranzo e cena
  • Il ricavo medio

 

Non ci metterai un giorno e neanche una settimana, ti ci vorrà magari un mese. Ma devi metterti in testa che non è tempo buttato, anzi, è un modo per evitare di buttare via un sacco di soldi e guadagnare di più dopo.

 

Per far questo puoi usare dei contapersone, visitare i vari concorrenti e studiarne i menù e la reputazione online e offline per capire quale potrebbe essere l’angolo di mercato giusto dal quale attaccare.

 

 

L’ANALISI DI FATTIBILITÀ VERA E PROPRIA

 

Se i primi 2 STEP hanno dato esito positivo, è il momento di passare ai numeri, ai conti, al budget, alle proiezioni, all’Analisi di Fattibilità vera e propria.

 

Prima che ti esploda la testa, ti dico subito che se stai leggendo questo articolo e vuoi fare il ristoratore, molto probabilmente sai già cosa voglio dirti.

Se hai intenzione di diventare un Imprenditore nella Ristorazione i numeri devono essere la tua compagna, amante, moglie e figlia (e viceversa se appartieni al gentil sesso).

Non puoi più permetterti di spadellare e basta. Né di metterti dietro una cassa aspettando che i soldi cadano dal cielo.

 

Dopo questa doverosa precisazione, arrivo al succo dell’Analisi di Fattibilità: questa Idea di business sta in piedi dal punto di vista finanziario?

La tua Analisi deve rispondere alle seguenti domande:

 

  • Qual è l’investimento finanziario per ristrutturare e creare la tua nuova attività
  • Che spazi mi servono e quali attrezzature e i rispettivi costi
  • Quali sono i costi di avviamento e promozionali
  • Qual è il numero minimo di personale che mi serve per questo modello di business
  • È un modello che posso replicare? 

 

Devi fare una reale proiezione economica su il tuo eventuale fatturato futuro, che puoi basare sull’analisi della concorrenza. Devi capire in che Fascia di prezzo piazzarti per fare una proiezione di ricavo medio, di un budget settimanale dinamico del personale. Mettiamo dentro gli investimenti e l’affitto, tasse e utenze in un foglio Excel per capire se fine anno avrai abbastanza Utili.

 

E ci vuole onestà: se il risultato non è soddisfacente, se sei lì lì in pareggio, meglio guardare in faccia la realtà e ammettere che quel modello di business su quel determinato territorio, non funziona.

Se i conti non tornano, meglio tornare al primo step, l’idea, e cambiarla in base alle indicazioni date dall’analisi.

 

“MA PERCHÉ DEVO FARE TUTTO QUESTO LAVORO PRIMA DI APRIRE IL MIO RISTORANTE?”

 

Perché devi sempre metterti dall’altra parte, dalla parte di quelli che ti devono dare dei soldi per far partire la tua attività (ma anche nei panni dei tuoi risparmi se vuoi partire o ristrutturare solo con quelli). Le banche, gli investitori privati, dei fondi a tasso agevolato o a fondo perduto che comunque devono investire su questo progetto.

Se il tuo modello di business non convince del tutto te, come puoi sperare che convinca dei professionisti a cui non interessa quanto sia speciale la tua carbonara, ma solo quanti soldi possono guadagnare?

 

IL TERZO STEP: il nome

 

Dopo aver affrontato l’idea, e il piano di fattibilità, oggi ti voglio parlare del terzo step, uno che ha a che fare sia con la creatività che con la tecnica: IL NOME

 

 

SCEGLIERE IL NOME DEL TUO RISTORANTE È CREATIVITÀ MA NON SOLO

 

Voglio andare ad analizzare i vari nomi e format di ristoranti di successo.

Sia che siano stati creati da me, sia che siano esempi virtuosi all’interno del settore Food & Beverage italiano.

L’importante è ricordare che non si tratta solo di creatività, non è che basta guardare il soffitto per un’ora e magicamente il nome giusto ti viene in mente.

Ci sono alcune tecniche da utilizzare, ma ci sono sempre 2 fattori che devi ricordarti:

 

  • ESSERE BREVE
  • ESSERE CHIARO

 

Il nome che scegli per il tuo ristorante deve essere facilmente memorizzabile e non lasciare dubbi su quello che il cliente troverà all’interno del tuo locale.

O almeno, questo è quello che accade nei format di successo.

Questi elencati di seguito sono solo alcuni dei format che ho creato.

 

Nu Ovo

Ci troviamo a Firenze, Toscana.

Cosa ti suggerisce questo nome?

Esatto, l’uovo, il nuovo uovo o ovocome chiamiamo l’uovo qui in Toscana.

Semplice e diretto: un nome che racchiude il format, essendo Nu Ovo un ristorante con piatti a base di uovo.

Il payoff che avevo scelto per nuovo è “lovely experience“.

Un inglese italianizzato che ho scelto proprio perché il ristorante si trova in una zona turistica, con un alta concentrazione di stranieri.

Un format già prima dell’apertura aveva attirato un’attenzione incredibile da parte dei media specializzati e a cui vari finanziatori privati stranieri si sono interessati.

 

Fuoco e Vino

Anche questo è un format creato da me, che ha avuto la fortuna e il merito di ottenere un grande successo.

Tanto da meritarsi un mio articolo del blog tutto per sé.

Il payoff qui è “Brasa con cucina“: si torna al dialetto (brasa significa brace) e con cucina perché il ristorante ha anche una piccola cucina che prepara gli unici 2 primi piatti a menu.

Perché per il resto, “Fuoco e Vino” propone proprio quello che il suo nome promette:

 

  • Fuoco – carne alla brace
  • Vino – un’ottima selezione di vino

 

Semplice, diretto, legato al suo format differenziante e, per fortuna, a distanza di anni, rimane un successo.

 

 

Scarlett – Pizza e Tiramisù

In questo caso il nome era esistente, infatti Scarlett era il nome della pizzeria che già esisteva a Empoli, ma quando si è deciso di aprire a Pontedera un’altra sede, insieme a Luca Guiducci, il titolare, abbiamo deciso di aprire un nuovo format, Pizza e Tiramisù appunto.

Cosa si mangia secondo te da Scarlett Pizza e Tiramisù?

Hai indovinato: solo 13 Pizze gourmet e 6 tipi diversi di Tiramisù.

Un successo travolgente fin dai primi mesi di attività e con già dei finanziatori privati interessati al format.

Per chi volesse approfondire, Luca Guiducci e io abbiamo parlato in profondità di questo caso studio in una recente puntata di RistoBusiness Cafe

 

Ammodo

il payoff in questo caso è stato “Mettiamo il cuore nel gelato“.

Ammodo è una gelateria che abbiamo aperto a Pisa, una gelateria focalizzata sul gelato artigianale, fatto con materie prime naturali e di grande qualità.

E ammodo in Toscana significa un qualcosa di fatto bene.

Da questo poi è nato il sottoprodotto chiamato “Mi Fido”, che ha reso Ammodo la prima gelateria di Pisa specializzata nel gelato per cani.

E ti posso assicurare che, con la scusa del gelato per cani, i padroni prendono il gelato per loro. Un gelato quindi per tutti, ma che non fa male ai cani.

Anche in questo caso, se vuoi approfondire questo caso, puoi guardare questa puntata di RistoBusiness Cafe.

 

Picò – Pizza, Cocktail e Piccornie

Un altro nuovo format con uno slogan che ha avuto subito un grande effetto:

Da noi si mangia la pizza perché non si beve la birra

Una pizza lievitata in una certa maniera, ideale per facilitare la digeribilità e una pizzeria dove NON si serve birra.

Anche qui una scelta di format chiara, sottolineata da un nome e da uno slogan chiaro e d’effetto.

 

 

Esempi virtuosi al di fuori di RistoBusiness

Il primo che mi viene in mente è sicuramente That’s Vapore, un locale di successo a Milano.

anche qui, già dal nome, è subito chiarissimo cosa devi aspettarti: cottura al vapore.

Qui il modello differenziante, l’idea di business, è semplice, chiara e racchiusa del tutto in questo concetto: la cottura al vapore

 

Poi mi viene in mente Il Gesto – fai il tuo, con già 5 punti vendita aperti.

Il significato del nome è “Fai il tuo gesto“: un format ecosostenibile che ha eliminato il più possibile tutte le possibili fonti di inquinamento.

Il nome anche in questo caso identifica perfettamente il modello di business.

 

E se stai pensando “ma non sono ristoranti con poca offerta?

Ecco, allora ancora non ci siamo capiti. Questi sono modelli di business differenzianti, modelli che funzionano e producono utili a fine anno.

Non puoi permetterti oggi di aprire il ristorante che i tuoi genitori avrebbero aperto da giovani.

Quelli oggi si chiamano ALL YOU CAN CLOSE.

 

Come avrai capito il nome non è per niente una faccenda secondaria, di fantasia o che puoi permetterti di scegliere per sfizio.

È proprio vero il contrario.

Il nome è parte integrante del “come aprire un nuovo ristorante”, del modello di business, è il suo cardine. In sostanza il nome può anche non piacerti, ma se funziona con l’idea differenziante che hai adottato, allora quello è il nome giusto per la tua azienda.

 

 

IL QUARTO STEP: un format replicabile ed esportabile

 

Dopo aver affrontato l’idea, e il piano di fattibilità, e il nome, oggi ti voglio parlare del quarto e ultimo step, la chiusa finale e decisiva per cominciare con il piede giusto la tua impresa: COME CREARE UN FORMAT REPLICABILE ED ESPORTABILE.

 

 

PREMESSA: REPLICABILE?

 

Partiamo con una piccola premessa: creare un format replicabile non significa che dovrai per forza creare McDonald’s.

Puoi anche decidere di non aprire mai un punto vendita all’estero, ma è essenziale che anche il tuo unico ristorante debba essere una macchina perfettamente oliata, che possa lavorare bene anche se dovesse cambiare personale e anche se tu decidessi di passare meno ore di lavoro operativo.

Per fare un esempio, con Luca Guiducci di Scarlett Pizza e Tiramisù di Pontedera abbiamo ideato un format che fosse prima di tutto esportabile, il nostro progetto in prospettiva infatti è portarlo fino a Londra e New York. Ma questo non deve essere per forza il tuo obiettivo, ma le basi da cui partire sono le stesse.

 

REPLICABILE: COSA INTENDO?

 

Ma cosa vuol dire nei fatti “essere replicabile?”

Vado per punti per essere più chiaro:

 

  1. DEFINIRE DEI PROCESSI CHE SIANO MISURABILI 
  2. STANDARDIZZAZIONE DEI PROCESSI
  3. CONTROLLO DI GESTIONE GIORNALIERO
  4. DEFINIRE LE RISORSE FISICHE
  5. AVERE UNA PIANIFICAZIONE INTERNA
  6. COSTRUZIONE DI UNA RETE DI FORNITORI
  7. CREARE UN MODELLO DI VENDITA

 

Definire dei processi che siano misurabili e standardizzare i processi

 

Tutto quello che è passione e fantasia, in una ristorazione moderna e profittevole va veicolato attraverso dei processi ben definiti e standardizzabili.

Se per esempio fai una salsa incredibile, fatta con materie prime di prima qualità, non ti puoi permettere di usarla ad minchiam come capita.

Non è vero che standardizzare uccide la fantasia, semplicemente ti permette di ottimizzarla e di sfruttare a pieno le sue potenzialità.

Dopo che la salsa viene realizzata, se ci si rende conto che è di valore, si mette all’interno di un piatto con il giusto pricing e si usa un DOSATORE.

Ogni piatto avrà 1, 2, 3 schiacciate del dosatore, che corrisponderanno a 1, 2, 3 grammi di salsa.

Questa è la vera creatività che entra in una standardizzazione.

So che spesso si fa fatica a farlo capire agli chef, ma proprio a questo proposito ho fatto uscire un articolo che potrebbe fare al caso tuo.

 

 

Avere un controllo di gestione giornaliero

 

Un controllo di gestione giornaliero dove si creano gli indicatori, dove si controllano gli scostamenti dal budget di gestione mensile che DEVI avere.

Un controllo di gestione serve per dirti dove stai andando per poi correggere il tiro.

Perché non puoi aspettare che dopo due mesi (se ti va bene) arrivi il commercialista e ti dica che quei mesi sono andati mali, perché oltre a quelli, anche adesso molto probabilmente stai perdendo dei soldi e non te ne rendi neanche conto.

Nel 2020, per avere successo, un imprenditore DEVE avere un controllo di gestione giornaliero.

Non averlo è come andare in autostrada a fari spenti e con gli occhi chiusi: magari non ti schianti subito, ma dopo poco ti accartocci con la macchina di sicuro.

È inutile fare tutto quello di cui abbiamo già parlato e poi non tenere sotto controllo i NUMERI della tua impresa.

 

Definire le tue risorse fisiche

 

Cosa intendo?

Per poter replicare il processo e per tenerlo sotto controllo è necessario aver ben presente quali risorse fisiche siano indispensabili per il tuo modello di business.

Riprendendo degli esempi fatti in precedenza, a Nu Ovo gestivamo le uova usando i roner per la cottura a bassa temperatura a bagnomaria.

Se volessimo aprire un altro Nu Ovo non ci sarebbe alcuna difficoltà visto che avevamo già standardizzato e definito tutto.

Stessa cosa per Scarlett Pizza & Tiramisù, dato che sappiamo di aver bisogno di un dato forno, una certa impastatrice, una cerca planetaria per fare i tiramisù e un dato banco refrigerato per poterli esporre e fare una preparazione in bella vista.

Chiaramente non ti sto dicendo che è una cosa facile, altrimenti ci sarebbero molti meno ristoranti che chiudono in Italia, ma ti sto dicendo che è una cosa FATTIBILE, proprio perché io per primo la realizzo da tanti anni con ottimi risultati.

 

Avere una pianificazione interna

 

Avere un’organizzazione interna è un altro passo fondamentale.

Voglio dire cominciare ad analizzare i picchi di lavoro, cominciare ad analizzare veramente i giorni in cui ho bisogno di più o meno ore del personale, giorni in cui bisogno di alleggerire o intensificare la produzione.

Fare una pianificazione settimanale veramente precisa, dove vai a vedere come ottimizzare alcuni giorni, rivedendo anche alcuni processi interni per ottimizzare anche solo qualche ora.

Che poi a fine mese o anno sono migliaia di euro in più che ti metti in tasca.

 

 

Costruzione di una rete di fornitori

 

Se voglio pensare di creare un modello di business che sia replicabile, non dico dall’altra parte d’Italia, ma anche solo nel comune accanto.

Per far questo devo avere una mia rete di fornitori codificati, processati e identificati con tutto standardizzato e con un minimo di capitolato di acquisto di fornitura.

Questo mi dà la tranquillità di aprire in altre location perché ho la mia rete per le materie prime, per le utenze, arredamento e le attrezzature.

 

Creare un modello di vendita

 

Non è che ora hai aperto il locale, fai magari una campagna su Instagram e su Facebook, ti siedi dentro al ristorante e aspetti che la gente arriva.

Questo vorrebbe dire davvero sprecare tutto il buon lavoro che hai fatto fino a ora.

Il modello di vendita è che tipo di pricing faccio, che tipo di prezzi o promozioni posso fare in funzione del giorno (qui parliamo di Revenue Management).

Vanno analizzate bene le fasce orarie i giorni e che tipo di vendita posso fare in alcuni vendita piuttosto che in altri.

Quale prodotto mi fa guadagnare di più rispetto a un altro e capire insieme allo staff come spingerlo al meglio.

Si possono anche pensare a dei bundle, cioè mettere insieme 2 prodotti facendo un prezzo competitivo per vendere più prodotti in quel giorno della settimana.

Tutto questo dipende come sempre chiaramente dal proprio modello di business.

 

 

Qui si conclude la Guida con i 4 Step necessari per sapere come aprire un ristorante, ma credo sia necessario aggiungere 2 IMPORTANTISSIME POSTILLE.

 

1) Una volta aperto il tuo ristorante, devi anche imparare a renderlo profittevole.

 

Ti sei mai chiesto quale sia la procedura corretta per aprire un ristorante che sia in grado di crescere e prosperare nel tempo, senza rischiare di far parte di quel numero infinito di attività che chiude dopo pochissimi anni dall’apertura?

Se già hai o sei in procinto di aprire un ristorante e hai avuto mezzo appuntamento con il tuo commercialista, molto probabilmente ti avrà parlato della “valle della morte” delle aziende italiane, quasi come se tu appena decidi di voler aprire un‘azienda, già devi sapere quando fallirai.

Se mi segui da un po’ sai quanto la categoria dei commercialisti mi stia generalmente sui gioielli di famiglia. Certo, ci saranno dei casi specifici che si salvano, ma purtroppo la mia carriera e quella dei ristoratori che ho incontrato in oltre 25 anni di carriera, mi impone di pensare in negativo. Purtroppo.

Ma veniamo a noi e al motivo per cui ho deciso di scrivere questo articolo.

La ristorazione sta passando un periodo storico a due facce. Una delle cose che spesso mi si chiede è quella di “trovare un modo” per riuscire ad aprire un ristorante in grado di stare in piedi e non cadere come un castello di carte appena il vento ti gira contro.

Dati di Tecnocasa, comunicano un incremento del 24% di affitti e vendite di immobili per la ristorazione nell‘ultimo anno. Significa che c‘è un fermento e uno sviluppo.

Infatti, i dati economici del settore continuano a presentare aumenti di spesa delle persone nei confronti della ristorazione, ma un aumento delle chiusure delle attività.

Un tasso di chiusura che sfiora il 90% entro i 5 anni.

Ma perché succede tutto questo?

Per colpa delle tasse, della crisi e della burocrazia?

No.

O per meglio dire, queste problematiche non sono così impattanti come il tuo potere di decidere cosa fare della tua attività.

Certo, il “sistema Italia” probabilmente non è così “invitante” come magari altri paesi. Ok, vero, concordo. Sono un imprenditore come te che ha un‘azienda fisica in Italia, quindi so bene cosa significa.

Ciò detto, spesse volte i problemi di questo tipo li acceleriamo anche, inconsciamente, con nostre scelte che ci sembrano corrette ma che in realtà non lo sono.

Per spiegare meglio questo, ho deciso di condividere con te in questo articolo il concetto del CICLO DI VITA DI UN LOCALE.

Per ciclo di vita intendo quell‘analisi delle fasi della vita di un ristorante, che un ristoratore deve seguire e guidare affinché la propria attività produca i risultati sperati.

Nelle prossime righe ti dirò qual è il ciclo di vita classico di un ristorante in Italia e quello che invece reputo sia fondamentale per la corretta riuscita di un‘azienda di ristorazione.

 

CICLO DI VITA AD MINCHIAM di un ristorante italiano

Qui ti propongo il tipico ciclo di vita che ho chiamato, come spesso faccio con le cose che “non hanno senso”, ciclo di vita Ad Minchiam.

Mamma, papà, voglio aprire un ristorante!

Comincia più o meno così il ciclo di vita Ad Minchiam di un ristorante.

Capiamoci.

Non sto contestando la “contentezza” del comunicare in famiglia una decisione del genere. Chiunque decida di investire i propri sforzi e i propri denari in un‘attività ha solo il mio rispetto quindi lungi da me far passare un messaggio del genere.

Il problema e che spesso, decidere di fare l‘imprenditore non è una scelta che nasce in maniera “sana”.

Spesso infatti, si decide di aprire un ristorante, o un‘azienda in genere, in alternativa al fatto che non si riesca a trovare un‘occupazione.

In questo modo, quelle persone che per mille motivi non riescono ad avere uno stipendio, decidono di “comprarsi uno stipendio” mettendosi in proprio.

Nella ristorazione poi, questo aspetto è moltiplicato in negativo per 10.

Perché va inserito il fatto che spesso si è convinti di saper cucinare, perché tre volte siamo stati in grado di fare quel piatto o perché in famiglia abbiamo la mamma o la nonna che sanno fare ricette che come loro nessuno mai.

Senza porsi il minimo dubbio del fatto che questo possa essere gradito ad un certo tipo di pubblico ed avere un mercato che possa in qualche modo essere redditizio.

E allora pronti via, è giunto il momento di aprire il ristorante.

E la prima cosa che di solito si fa è quello di scegliere il locale, senza porsi il benché minimo problema di eventuali competitor, della zona, del suo flusso di passaggio.

Poi si trovano i soldi, che di solito è il tfr di babbo o di mamma, perché la banca non ti finanzia.

La non conoscenza dei numeri, ti pone nella condizione di non sapere cosa dover presentare alla banca. Ehm no, puoi pure presentarti in giacca e cravatta e placcato in oro millemila carati, ma se non dai alla banca quello che lei vuole leggere, ovvero un modo per vedere i suoi soldi crescere, la banca non ti finanzia.

Poi facciamo finta per un momento che tu in queste condizioni riesca ad aprire un ristorante.

Bene, ottimo.

Apri senza un perché, non approfondisci perché una persona dovrebbe entrare nel tuo locale.

Senza un budget, senza un business plan, una previsione di sviluppo, un controllo di gestione.

Durata media? 3 anni, ma proprio perché nonostante tutto ho fiducia delle persone che vogliono darsi da fare.

 

CICLO DI VITA MEDIO ITALICO

Questo, da un certo punto di vista, è anche peggiore del precedente.

Si vuole aprire un ristorante.

I soldi ci sono, un po’ si trovano, un po’ li mettiamo noi.

Si pensano le persone da inserire. Mamma Pina fa i ravioli, il cognato Peppe che parla bene il tedesco, Antonietto che ha sposato una russa quindi lo mettiamo dentro con la moglie che “adesso i russi spaccano”.

Si apre il locale pensando al servizio. Come faccio i ravioli io non li fa nessuno. Magari ho fatto anche il corso da sommelier, quindi devo avere una cantina infinita.

Si lavora per comprarsi uno stipendio. Si lavora perché si sta murati vivi dentro il locale.

E via così per una vita. Dopo vent‘anni sei stanco, la sciatica e la schiena ti chiedono il conto dopo una vita a fare un lavoro comunque faticoso a bestia.

Quindi si vende. “Tanto ci sono i cinesi che danno botte di contanti sull‘unghia”, per poi scoprire che queste persone non sono così tante come si immagina.

I tuoi figli non vogliono fare la tua vita difficile e quindi non si eredita.

Quindi o si vende o si chiude.

In sostanza, dopo una vita di dipendenti della propria attività, si chiude.

 

CICLO DI VITA RISTOBUSINESS

 

1. Format replicabile e differenziabile

La prima cosa che si fa per aprire un ristorante è quella di creare un format replicabile e differenziante. Sia se già esisti, sia se devi aprire una nuova attività.

Tutti i miei studenti privati creano format già pensati per la replicabilità, grazie anche ad un metodo di finanziabilità corretto.

 

2. Si crea piano di fattibilità del modello di business.

Sì, anche se hai già aperto.

Probabilmente non te ne rendi conto ma anche il tuo ristorante adesso è potenzialmente differenziabile e replicabile, se solo potessi maneggiare i numeri del tuo ristorante.

Se invece devi aprire da zero, devi partire da lì.

Il piano di fattibilità serve per capire se il progetto sta in piedi.

 

3. Nome che venda.

Un nome che già descrive la differenziazione. Quindi robe del tipo “Da Mariuccia” o “Sole e Luna”, anche no grazie.

 

4. Si trovano i soldi.

Ma cosa significa “trovare i soldi”?

Significa andare sul “mercato del denaro” ed acquisirlo.

Qual è l‘obiettivo di chi eroga soldi? Aumentarli.

A chi eroga soldi, non basta presentare un‘idea di cucina. Ma devi presentare un progetto, fatto di numeri, di previsioni, di analisi.

No, non significa che si va in banca “con la speranza” che il direttore “amico mio” mi faccia la grazia di prestarmi dei soldi.

Quello che noi comunemente chiamiamo “prestito”, in realtà per la banca è un modo per far crescere i suoi soldi. Fine.

L‘obiettivo della banca, come qualsiasi azienda, è quello di accrescere i suoi capitali.

Ma non esiste solo la banca come fonte di finanziamento.

Esistono i fondi di investimento, possibilità di finanza agevolata. Insomma, sul recepire capitali si apre un mondo.

 

5. Si trova la location

Che non vuol dire che deve piacere a te, ma deve essere funzionale all‘attività. E questo aspetto è molto impattante nel mondo di oggi.

Ma allora perché la trattoria di zia pina in culo al mondo esplode di gente?

Perché sta lì da 30 anni e ha un vantaggio di competitivo di 30 anni! E non è paragonabile con la tua attività se hai aperto 5 anni fa o stai cercando di aprire adesso.

 

6. Replicare il format

Predisporre il ristorante in maniera tale da essere replicabile. Infatti, anche se vuoi avere solamente un punto vendita, mettere nelle condizioni il tuo ristorante di essere replicabile, è una base di partenza strategica.

Un format replicabile ti “obbliga” a pensare e creare procedure e metodi standardizzati, che aiutano a creare quegli automatismi, senza il necessario intervento tuo ogni minuto. In questo modo puoi dedicarti al tuo VERO lavoro, che consiste nel capire come, giorno per giorno, produrre soldi dal tuo ristorante.

Se poi decidi che la tua leva di ambizione è così forte da voler cominciare ad espanderti e creare più punti vendita, tanto di guadagnato.

 

7. Si cresce o si fa cash out

Grazie al format replicabile si può decidere di continuare nel piano di espansione, oppure si vende e si capitalizza e si vive con un po’ di soldi in tasca.

Non smetterò mai di dirlo.

Un‘azienda, e quindi un ristorante, si crea per fare soldi.

Tutto questo non c‘entra nulla con la passione, il servizio e la cortesia. Non c‘entrano una fava.

La passione è bella, fare soldi è un altro mestiere.

 

2) Se il tuo ristorante funziona ma i ricavi non decollano o se pensi di aprirne uno senza rischiare di chiuderlo poco dopo, devi applicare il metodo che aumenta i tuoi guadagni facendo felici i tuoi clienti!

 

Dopo tanti se, ma, forse, finalmente si realizza il grande desiderio di aprire un ristorante, il tuo!

Prima lo devi progettare e deve essere come lo hai sempre sognato!

Sarà fresco e giovanile, caldo e rustico o colorato ed accogliente?

Curerai nel dettaglio ogni particolare, dall’arredamento al tovagliato, dal colore e dallo stile in cui saranno dipinte le pareti alle divise dei tuoi dipendenti, da ogni singolo piatto del menu agli attrezzi in cucina.

Aprire un ristorante non è un evento di tutti i giorni e tu sai che i tuoi clienti saranno sempre accolti con gentilezza e cordialità.

E sì, adesso è tutto come avevi progettato… sei pronto per l’inaugurazione!

La serata è andata meglio del previsto, oltre ad amici e parenti tanta gente è venuta a curiosare. Indubbiamente un buon auspicio per il tuo futuro e per quello del tuo ristorante.

 

Il tempo passa

Si lavora bene e la situazione sembra essere positiva.

I clienti non mancano anzi, in certi periodi aumentano. Qualcuno viene abitualmente, qualcun’altro è capitato di passaggio, in tanti vengono a sperimentare. Aprire un ristorante è proprio una figata.

Arriva la fine dell’anno, quando bisogna tirare le somme ed è un po’ triste vedere che i guadagni sono inesistenti nonostante gli sforzi, l’impegno e i tanti clienti.

Allora ti dai delle giustificazioni, sai per certo che il primo anno è sempre il più duro, aprire un ristorante risucchia tutti i guadagni. Allora confidi nell’anno successivo.

Ma l’anno dopo è pure peggio… il bilancio va in negativo!

Ti domandi dove stai sbagliando.

Ti rimbocchi comunque le maniche pensando che puoi farcela e durante l’anno organizzi eventi e proponi tante offerte.

Magari addestri i tuoi camerieri ad incrementare le vendite, perché credi che iol segreto sia tutto lì.

Purtroppo però le somme tirate alla fine dell’anno sono ancora negative!

Da lì a poco lo sconforto prende il sopravvento perché pensi di essere sull’orlo del fallimento!

Se sei già un ristoratore sai bene di cosa sto parlando altrimenti non ti saresti soffermato a leggere.

Tu, che invece stai ancora progettando, penserai che sto esagerando e che a te non accadrà mai!

Purtroppo potrebbe accadere perché è ciò che accade alla maggioranza dei ristoratori nel giro di pochi anni.

Eppure, quando sono lì per aprire un ristorante hanno tutti lo stesso entusiasmo, la stessa grinta e la stessa convinzione di riuscire a fare tanti soldi che hai avuto tu o che hai ancora tu.

 

 

Poi cosa succede?

Intanto voglio tranquillizzarti dicendoti che non è colpa tua né è stata colpa di tutti quei poveri ristoratori che hanno dovuto chiudere.

Il problema è che nessuno ti dice che per fare soldi in ristorazione serve applicare un metodo gestionale.

Io dentro questo mondo ci vivo da vent’anni e so bene di cosa ti sto parlando e per farti capire un po’ meglio voglio raccontarti la storia di una mia cliente.

Il suo ristorante non è un locale come tanti ma una Salsamenteria.

Un ristorante dove i prodotti di salumeria, oltre a comprarli per portarli via, puoi anche comodamente consumarli lì accompagnati da un bicchiere di buon vino.

Quando sono stato contattato, nel 2017, per due anni aveva lavorato chiudendo il bilancio in negativo con un importo non indifferente.

Nel 2015 la sua perdita si aggirava tra i 30/40 mila euro e nel 2016 di circa il doppio.

Come mai?

Il ristorante andava bene perché i clienti non mancavano e i prodotti venivano venduti.

Le avevano spiegato che non bastava aprire un ristorante ma che avrebbe dovuto vendere come una forsennata, così, facendo tanto fatturato, avrebbe sicuramente, forse, dovuto avere il suo guadagno.

No, nemmeno forse.

Dopo il mio intervento, la chiusura annua è stata positiva e in netto rialzo.

Con questo non voglio certo dire che io sono stato bravissimo mentre lei ha sbagliato tutto né voglio fare manovre di persuasione, voglio solo farti capire che il metodo per non rischiare il fallimento esiste e se viene applicato bene la chiusura annua del tuo ristorante non sarà mai negativa.

 

 

Adesso ti racconto cosa ho fatto!

In stretta collaborazione con la mia cliente ci siamo subito dedicati al controllo dei centri di costo e dei centri di ricavo per analizzare dove si concentravano le perdite e come incrementare i ricavi.

Quindi abbiamo:

  • rivisto le offerte concentrandoci sui prodotti più venduti
  • rifatto il menù, eliminando quei piatti che molto spesso servono solo a riempire il magazzino di prodotti che non utilizzati poi vanno buttati
  • eliminato completamente l’acquisto di alcuni prodotti che venivano spesso acquistati inutilmente
  • prezzato di nuovo le portate dando il giusto valore ai prodotti utilizzati per ogni ricetta
  • rifatto le contrattazioni con i fornitori concentrandoci sull’acquisto di prodotti specifici e quindi anche risparmiando sulle quantità di acquisto
  • ottimizzato anche il costo del personale rivedendo l’organizzazione del ristorante e stabilendo, all’interno del personale, dei ruoli ben precisi

Tutto quello che ti ho elencato sopra fa parte di un metodo gestionale che applicato funziona sempre!

Non sono io a dirlo ma il totale di ricavo annuo che cresce e non diventa mai negativo.

Se tieni sempre sotto controllo la gestione del magazzino evitando sprechi di prodotti che non vengono mai utilizzati, se conosci bene il costo di ogni singola portata che hai messo nel tuo menù, se addestri bene il tuo personale responsabilizzandolo nel proprio ruolo…

NON PUOI FALLIRE!

 

Il tuo ristorante è un’azienda

Devi sempre pensare che il tuo ristorante è un’azienda e tu sei l’imprenditore che la deve gestire.

Non aspettare di arrivare con l’acqua alla gola per cercare un rimedio che ti aiuta a non soffocare, se puoi divertiti a nuotare in mare aperto usando un buon salvagente.

Il tuo “salvagente” è un metodo di gestione del food cost.

 

 

Complimenti: se sei arrivato fino alla fine di questa Guida, sei praticamente pronto per aprire e gestire il tuo ristorante! Non lasciarti scoraggiare dalle difficoltà e metti in moto nel modo giusto la tua passione!

 

Per rimanere in contatto con RistoBusiness e apprendere ancora di più sulla gestione del tuo nuovo ristorante e fare domande a me personalmente, iscriviti al Gruppo Facebook RistoBusiness e visita RistoLAB, la piattaforma che ospita la membership esclusiva di formazione per Ristoratori Il Clan dei Ristoratori, i Manuali Operativi RistoBusiness e i miei videocorsi sul Food Cost e il Revenue in Ristorazione.

 

Facciamo i numeri

Emiliano

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